Cosa cambia tra Usa e Israele
Una nube molto scura aleggia sull’intero pianeta per l’aggravarsi della crisi medio orientale. Si è aperta una palese divaricazione tra L’Amministrazione Americana ed Israele, per l’ostinazione con la quale il Governo di Gerusalemme continua a rifiutare i ripetuti inviti di Obama a pervenire ad una pace con i palestinesi. In effetti Netanyahu teme, non senza fondate ragioni, il pericolo di un attacco iraniano, se questo Paese dovesse in breve tempo riuscire a dotarsi dell’arma nucleare. Israele sta pertanto valutando persino l’ipotesi di un attacco preventivo per distruggere gli impianti nucleari dell’Iran, guidato dal fanatico Ayatollah Khamenei.
Venti di guerra in Medio Oriente avrebbero conseguenze catastrofiche per il Mondo intero e particolarmente per l’Europa, che, di fronte ad una prevedibile crisi petrolifera, per la chiusura dei pozzi dell’area, si troverebbe a dover pagare una bolletta energetica insostenibile e quasi interamente dipendente dal gas russo.
L’economia italiana, già indebolita dalla crisi in atto, ne potrebbe uscire in ginocchio.
Tutto questo militerebbe a favore di una coalizione molto ampia, in grado di fronteggiare problemi enormi, come quello di dover cambiare radicalmente la politica in campo energetico, cominciando da un forse ormai troppo tardivo ripensamento della scelta antinucleare – recentemente ribadita da una consultazione referendaria – ma dovendo comunque ricorrere ad un vasto programma basato sulle energie alternative, il cui sviluppo ci vede molto indietro rispetto a Nazioni, come la Germania, che, pur con un fortissimo apparato nucleare, hanno una percentuale di solare ed eolico dieci volte superiore al nostro.
Probabilmente la consapevolezza di scenari complessi e delicatissimi, come quelli sopra accennati, ha indotto le forze politiche italiane ad una maggiore prudenza.
Tutto questo non basta a far dimenticare che esse hanno dimostrato di non essere all’altezza del loro compito, tanto da aver portato l’Italia sull’orlo del burrone.

