Anche i giudici debbono rispondere

La responsabilità dei giudici votata dall’assemblea della Camera con un emendamento della Lega segue una decisione referendaria che riscosse  un largo consenso. Perché il governo è contrario? Si tratta di risarcire chi viene danneggiato da una sentenza emessa in difformità o contro la legge

Si discute molto sull’eventualità che il segnale inviato dalla Camera sulla responsabilità dei giudici possa diventare legge. Il governo è contrario e si prepara a modificare la cosa al Senato.. Ma perché. In fondo le Camere sono sovrane e rappresentano la sovranità popolare. Senza contare che non sono poche le persone che ritengono giusto che anche i giudici possano rispondere in alcuni casi del loro operato.
 Non pensiamo che questo possa incidere sulla loro autonomia più di quanto un errore giudiziario incida su determinate persone che subiscono le conseguenze di tali azioni. L’iniziativa della Lega che, con un emendamento ha trascinato buona parte della Camera a votare contro l’”intoccabilità” dei  giudici, allarma qualche partito e il governo stesso, Un governo che non si sa fino a che punto sia “tecnico” e non politico.
 Comunque, l’iniziativa della Lega Nord trova il consenso di partiti che mai avrebbero pensato di condividere qualcosa con la Lega. E’ il caso dei liberali, il cui segretario, Stefano de Luca, dopo aver precisato che “quasi mai i liberali concordano con le iniziative della Lega, ma in questa situazione “hanno condiviso  incondizionatamente il loro emendamento, approvato dall’Aula di Montecitorio, con voto ampiamente trasversale, che impone la responsabilità civile dei giudici per i loro atti nei confronti dei cittadini danneggiati”. Il segretario liberale aggiunge: ”Un referendum popolare aveva affermato, con larghissimo consenso, tale principio. Successivamente, il Parlamento lo aveva posto nel nulla, dimostrando un inammissibile disprezzo per la volontà dei cittadini ed avallando un insopportabile privilegio, a favore della corporazione dei magistrati, che ne sono esenti, a differenza di tutti gli altri professionisti, che vengono chiamati a rispondere dei propri errori.
Non ci sorprende la schizzofrenica presa di posizione di Di Pietro, che ha definito la norma di civiltà oggi votata dalla Camera, come ricattatoria e rivelatrice di “una volontà di fermare la magistratura”. Ma fermare da cosa? Soltanto dai propri errori più clamorosi”.
“Ci meraviglia, invece, tiene a precisare de Luca, quanto affermato da Bersani, che rivela, di fatto, una sorta di subordinazione, anche del suo partito, a quella consorteria dei giudici, che da troppo tempo tende a porsi al di sopra di ogni altro potere e della stessa legge. Che di questo si tratti, lo dimostra l’affermazione del presidente dell’ANM Palamara, il quale ha definito il voto della Camera come la vendetta dei politici, ed anche lui ha usato l’espressione “fermare” i Giudici. Tale dichiarazione suona come esplicita sfiducia verso quegli altri magistrati che dovrebbero giudicare dell’operato dei colleghi. Una simile frase, detta a caldo, non può che rivelare che si tratti di fratelli serpenti, che non attendono altro che di azzannarsi, o che certe illegittimità e violazioni di leggi sono così frequenti e palesi che si teme possa esservi sempre un giudice a Berlino, in grado di trovare il coraggio di condannare il collega per responsabilità civile”.
 Anche i liberali, come molti altri cittadini, conclude de Luca, “si augurano che il Senato non cancelli la norma, assicurando ad ogni cittadino danneggiato da una decisione, emessa colpevolmente, in difformità, o peggio, contro la legge, di poter chiedere ad un altro magistrato, nella certezza che esista sempre un giudice competente ed onesto, il risarcimento del danno subito”.
Non c’è, dunque, nulla di sconvolgente in una simile legge. “Niente di anormale, anzi ordinaria amministrazione in un Paese moderno e civile, precisa de Luca. La scomposta reazione dell’ANM, del Fatto Quotidiano, e dei soliti amplificatori, professionisti del partito dei giudici, non sorprende e finisce col diventare essa stessa una conferma dell’uso gravemente distorto del più delicato dei poteri e della necessità di intervenire urgentemente, riaffermando la superiorità del Parlamento.”

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