Se cambia l' "Opinione Pubblica"
Sempre più respiriamo un’aria pesante e, di certo, non per lo smog che la inquina. Le tante incertezze del momento presente, la stessa percezione di un inesorabile declino morale ed economico che avvertiamo come Paese, ci fanno intravvedere un futuro enigmatico, dunque imprevedibile. Così, la domanda si fa d’obbligo: che cosa ci riserverà il tempo che verrà? Con buona pace per gli indovini, sicuramente molto dipenderà da noi, noi che siamo – passi il termine – l’“Opinione Pubblica”, quella che giudica e si esprime su ciò che avviene nella storia e che alla fine decide del domani, del proprio destino, del suo essere società più o meno compiuta.
Parlo impropriamente di Opinione Pubblica e non di società civile, perché credo che quest’ultima, a casa nostra, di civile abbia ancora troppo poco, incapace di una cultura della convivenza, della convergenza per l’incapacità di mettere al centro valori comuni di ordine civico e morale. Infatti, sempre più si manifesta come un coacervo di pensieri e convincimenti per lo più contrapposti, astiosi, denigratori. Un’Opinione Pubblica che opina su tutto e non converge su nulla; che manca di cultura e si distingue non come l’insieme di cittadini diventati gente, ma come una massa di individui che vivacchia nella volgarità, priva d’identità. Un’Opinione Pubblica che è ancora allo stadio di opinione di massa e che, come qualcuno ha scritto, “si alimenta della suggestione, della demagogia, dell’esteriorità, della visceralità”. Questa, più che esprimersi al singolare come “opinione del pubblico”, capace di incidere nel politico e padrona del tipo di società che vuole erigere, si evidenzia al plurale come “opinioni nel pubblico”, con la sua fisionomia disgregatrice, incapace di fare valere le sue ragioni.
Stando tra la gente, mi pare di cogliere frammenti di opinioni che la dicono lunga sugli umori della collettività, su un disagio umorale che sono la conseguenza non solo delle difficoltà economiche del momento, ma di una inconsapevole povertà ideale e spirituale.
Così, noi, Opinione Pubblica, siamo indignati contro tutto e tutti, ma anche contro noi stessi, pur rimovendo frustrazioni e responsabilità. Ce l’abbiamo con i politici per i privilegi che detengono, salvo poi essere noi a sceglierli con il voto, auspicando che ci forniscano qualche condono, specie in materia di edilizia. Ce l’abbiamo con il governo che ci tartassa nel portafoglio, salvo poi non esigere che ci venga emessa fattura per risparmiare quel tanto che basta per arricchire il prestatore dell’opera, frodando e impoverendo lo Stato. Ce l’abbiamo a morte con le banche che non difendono i risparmi, giocherellando in borsa, quando solo tre anni fa, ci affidavamo al promotore finanziario più avventato. Ce l’abbiamo con i calciatori e i mezzibusti TV strapagati, alla stregua delle disinvolte veline, salvo poi perdere tempo dietro programmi sportivi solo chiacchierati o telenovele insulse e varietà imbottiti di gossip. Assaporiamo la xenofobia quando constatiamo l’enorme numero di immigrati, ma intanto stiamo alla ricerca disperata di una badante straniera per i vecchi che non riusciamo ad accudire e di salariati per lavori scomodi, appannaggio un tempo dei nostri nonni, migrati all’estero per fame e non come avventurieri. Imprechiamo contro le alluvioni per le case sventrate, quando sappiamo di averle costruite su terreni dissestati, sviando ogni legalità. Ci indigniamo della corruzione e degli illeciti, quando, nel nostro piccolo, cerchiamo la raccomandazione e cediamo alla bustarella, tacitando la coscienza. Strigliamo la scuola, accusata di non saper educare, per poi offendere i docenti quando bocciano i figli che non studiano. Non in ultimo, noi, Opinione Pubblica, ce la prendiamo con la Chiesa che ha tanti beni, per poi condannarla, perché aiuta con disinvoltura i poveri e gli immigrati senza lavoro.
In conclusione, che opinione abbia di sé l’Opinione Pubblica, ossia, che idea abbiamo di noi che la costituiamo, questo non ci è evidente. Se noi, Opinione Pubblica, fossimo più pubblico e meno opinione, più gente e meno individualità, più azione e meno giudizio, forse il nostro futuro sarebbe meno imprevedibile e più a misura per noi. Noi, Opinione Pubblica, decisivi per determinare una “società più civica” con le sue certezze e i suoi valori.

